Malagrotta, capitolo 3
24 nov 2008 Lascia un commento
in malagrotta, rifiuti Etichette: cerroni, di carlo, malagrotta, report, rifiuti
ovvero come ti manipolo l’informazione (sai che novità!).
Da venerdì è stato scritto su tutti i giornali (tranne uno) ed è stato detto in tutti i TG che Malagrotta era stata dissequestrata. La realtà è un tantinello diversa, ovvero è vero che il gassificatore di Malagrotta torna in attività, ma resta sotto sequestro. La Procura di Roma, ieri, su istanza degli avvocati del Co.la.ri., il consorzio che gestisce la struttura, ha dato l’ok per rimettere in attività il reattore che, altrimenti, deteriorerebbe con danni irreversibili. Il permesso è stato concesso dopo che giovedì i vigili del fuoco aveva espresso il loro parere favorevole sulla conformità alle norme antincendio rispetto al progetto.
Il procuratore aggiunto Achille Toro e il pm Simona Maisto hanno respinto la richiesta di dissequestro dell’avvocato della Colari, consorzio che gestisce l’impianto, ma ieri, davanti all’istanza del legale, che prospettava danni ingenti alle strutture in caso di spegnimento, la procura «fermo restando il sequestro» ha autorizzato di riattivare il reattore. Solo per scongiurarne il deterioramento. Ma i sigilli all’impianto restano, nonostante il presidente della Regione Marrazzo abbia parlato di un dissequestro «di fatto».
Marrazzo si deve essere distratto, forse sapendo della “bomba” che stava per scoppiargli sotto la poltrona, ovvero la puntata di Report di ieri sera, 23/11/08, tutta dedicata all’oro di Roma, i rifiuti appunto e la loro monopolistica gestione.
Viene fuori anche l’aspetto più folkloristico di tutta la vicenda, ovvero l’imperatore dei rifiuti, Manlio Cerroni, va a magnà la coda alla vaccinara con l’assessore della Regione Lazio Mario Di Carlo con delega ai rifiuti, ovvero il controllato (ma quando mai) con il controllore alla stessa tavola.
Di più, molto di più. La stima e la fiducia che legano Cerroni e Di Carlo è tale che, come ammette lo stesso Di Carlo nell’intervista qui sopra, Cerroni gli ha chiesto di andare a lavorare per lui! Di più: un articolo del 2004 di Repubblica riporta: “Altro abruzzese che stima è Mario Di Carlo, l’ ex colonna di Legambiente ora assessore al Traffico di Roma, qualcuno lo ha sentito dire «sarebbe il mio figlio ideale». Per la sua festa dei cinquant’ anni gli ha organizzato la banda e pure i fuochi d’ artificio.”
Davvero un bel quadretto, in questo clima prenatalizio. E da quello che dice Di Carlo, c’è anche la buona azione di Natale nel suo andare con il vecchio e solitario imperatore a magnà la matriciana, perchè se non ci andasse Di Carlo con Cerroni, “nel mondo che vive lui, con chi cazzo ce va? con Caltagirone?”.
Ecco, bella tavolata…..
Malagrotta, capitolo 2
13 nov 2008 Lascia un commento
in malagrotta, rifiuti Etichette: malagrotta, rifiuti, roma
Ieri ho tracciato un quadro a fosche tinte di cosa succederà quando il gassificaore dalla tecnologia sconosciuta entrerà in funzione.
Oggi vorrei raccontare chi è la Thermoselect, cioè la società sul cui know-how si basa il gassificatore di Malagrotta che la magistratura ha già messo sotto sequestro, ancora prima che vada a regime. Come si dice: se il buon giorno si vede dal mattino…..
Comunque, parlavo della Thermoselect… Thermoselect (Svizzera – www.thermoselect.com) è la casa madre che ha fornito la tecnologia per l’impianto di Karlsruhe, un gassificatore che ha fatto da modello per quello che stanno aprendo a Roma.
Questo impianto era di proprietà di una filiale di un grosso gruppo tedesco dell’energia, la Energie Baden-Wuerttemberg (EnBW.www.enbw.com).
L`impianto Thermoselect di Karlsruhe era uno dei più grandi gassificatori di rifiuti solidi urbani del mondo ed era stato costruito per trattare 225.000 tonnellate di rifiuti l’anno.
Problemi operativi ricorrenti – che portarono la stampa locale a ribattezzarlo “Thermodefect” – hanno impedito all’impianto di raggiungere la piena capacità operativa. Durante il periodo di attività l’impianto è stato in grado di trattare solamente un quinto della quantità totale dei rifiuti che doveva smaltire, obbligando le città, che avevano fatto dei contratti per smaltirvi i propri rifiuti, a trovare soluzioni alternative. Al momento in cui la società proprietaria EnBW decise di chiudere l’impianto nel 2004, le perdite di gestione ammontavano a 400 milioni di euro (circa 500 milioni di dollari).
Il materiale promozionale della Thermoselect, compreso il suo sito web, contiene asserzioni sulla performance ambientale di questa tecnologia sul tipo delle seguenti frasi:
° “Distrugge completamente le diossine e i furani”,
° “Le sostanze nocive contenute nei rifiuti sono completamente distrutte”.
Nessuna di queste due affermazioni corrisponde a verità. Ciò è evidente del resto dalla stessa contradditoria presentazione fatta dalla società. Nella medesima pagina web, infatti, c’è una tavola che elenca le emissioni prodotte, che comprendono diossine e furani, diossido di zolfo, monossido di carbonio, cloruro di idrogeno, fluoruro di idrogeno, carbonio totale, mercurio, cadmio, tallio e metalli pesanti totali.
L’impianto di Karlsruhe fu costretto a chiudere temporaneamente nel 2000, quando vennero riscontrate fughe di gas tossico. Fra i problemi operativi citati ci fu un pericolo di esplosione (pensate che meraviglia a Malagrotta, con la raffineria ed il deposito di GPL attaccati!!!) , delle incrinature nel cemento della camera ad alte temperature provocate dalla corrosione e dal calore, e perdite di liquido da un bacino di sedimentazione che conteneva acque di scolo contaminate da cianuro. Il governo regionale ammise che i muri della camera ad alte temperature erano ridotti così male che dei pezzi si erano staccati e si sarebbe potuta produrre un’esplosione. Durante il primo anno di attività si scoprì, inoltre, che l’impianto aveva utilizzato un camino di emergenza per i gas, la cui esistenza non era stata notificata alle autorità ed agli osservatori durante la fase autorizzativa.
L’impianto diede segnali di allarme per le emissioni di carbonio organico totale (TOC) e ossidi di nitrogeno (Nox) nel 2002 e superò i limiti di emissione consentiti nel 2000. Le emissioni furono sopra i limiti per le diossine, i metalli pesanti ed altri inquinanti. Un altro campione di monitoraggio riscontrò che le diossine nei gas filtrati erano al di sopra dei livelli regolamentari. In due casi su tre, il monitoraggio verificò che i livelli di diossine erano più alti nei gas “ripuliti” che nei gas non ancora sottoposti ai meccanismi di filtraggio dell’impianto.
In certe occasioni, inoltre, le emissioni di cloruro di idrogeno (Hcl) sono state nettamente sopra i limiti. L’Hcl, com’è noto, è il precursore nella formazione di diossine.
Le difficoltà operative di Thermoselect Karlsruhe hanno avuto anche una ripercussione nel bilancio energetico dell’impianto. Nel 2002 l’impianto ha utilizzato 17 milioni di metri cubi di gas naturale, senza alcuna produzione né di elettricità né di calore da parte dell’impianto stesso.
EnBW iniziò la costruzione di un altro inceneritore per la gassificazione dei rifiuti nella città tedesca di Ansbach, ma questo nuovo impianto non fu mai autorizzato a causa dei problemi dell’impianto “confratello” di Karlsruhe.
In seguito alle pesantissime perdite finanziarie subite, EnBW ha sporto querela contro Thermoselect per i costi connessi allo smantellamento dell’impianto e per il rimborso del prestito.
I problemi operativi dell’inceneritore Thermoselect di Karsruhe sono insorti dopo che la società aveva già subito delle condanne giudiziarie per violazioni ambientali commesse con il primo impianto di gassificazione di rifiuti solidi urbani, a Fondodoce, in Italia.
Nel dicembre 1999 il fondatore e ingegnere capo di Thermoselect e due membri del consiglio d’amministrazione sono stati condannati da tribunali italiani per violazioni ambientali nel primo impianto di gassificazione per rifiuti solidi urbani a Fondotoce, in Italia, sul Lago Maggiore.
Le violazioni ambientali si riferivano, in questo caso, anche all’inquinamento del lago con composti tossici, compreso il cianuro, il cloro e composti di azoto.
I funzionari della Thermoselect sono stati condannati a sei mesi di arresto con la condizionale e al pagamento di multe.
Questo impianto ha avuto anch`esso problemi operativi e non è stato in grado di funzionare a piena capacità per più di un mese ad ogni tentativo, prima di chiudere definitivamente.
L’uso dell’acqua, com’è ben noto, è una questione d’importanza critica per molte comunità.
Nonostante le asserzioni sul sito web di Interstate Waste Technnologies, secondo le quali le tecnologie Thermoselect non hanno emissioni nelle acque, l’impianto di Karlsruhe nel 2003 ha smaltito circa 120.000 metri cubi di acqua di lavaggio nel Reno.
Inoltre, in Italia, come indicato sopra, dei funzionari Thermoselect sono stati condannati per aver riversato acque di scolo inquinate nel Lago Maggiore.
La reputazione della Thermoselect, infine, è stata danneggiata anche da scandali.
Nel 1995 la società versò 100.000 marchi (approssimativamente 85.000 dollari) al partito cristiano- democratico (CDU) del Baden-Wuerttemberg, allora al potere.
La società è stata anche coinvolta in tentativi di corruzione di politici al fine di ottenere autorizzazioni per localizzazioni di impianti in Svizzera e in Austria.
L’inceneritore di Karlsruhe ha suscitato l’opposizione della società civile e dei politici locali.
I ripetuti guasti e le interruzioni nel funzionamento dell’impianto hanno provocato reazioni da parte dell’opinione pubblica che hanno contribuito a bloccare i progetti per l’installazione di nuovi impianti Thermoselect in altre città tedesche, come Herten, Brema, Berlino e Hanau, oltre che in Libano, in Austria, in Polonia e, infine, in Svizzera (nel Ticino, vicino al centro direzionale di Thermoselect).
FONTE: GAIA (Global Alliance for Incinerators’ Alternatives)
che dire, con delle credenziali del genere, come facevamo a non fornirci delle loro preziose prestazioni???
Romani-Gassificatore Malagrotta: 1-0
12 nov 2008 Lascia un commento
in malagrotta, rifiuti Etichette: malagrotta, rifiuti, seveso
Alla fine ci ha pensato la Magistratura a mettere un fermo alle milioni di irregolarità che ci sono state e ci sono tuttora nella gestione dei rifiuti a Roma.
Si tratta in realtà di uno stop momentaneo, ma è a mio avviso il segno che ancora c’è qualcuno che vigila perchè la legge non sia solo un mero esercizio intellettuale di frustrati giuristi.
Il gassificatore di Malagrotta (l’inceneritore dove dovrebbero finire ogni giorno 4.500 tonnellate dei nostri rifiuti) è stato provvisoriamente sequestrato perchè non presenta la certificazione antincendio e non risponde ad altri requisiti di legge.
Strano, per un impianto la cui tecnologia si basa su tecnologia svizzera Thermoselect (chiamata anche Thermodefect dalla stampa tedesca) che in Germania ha dovuto chiudere un impianto analogo per problemi operativi che hanno comportato fughe di gas tossico e pericolo di esplosione ed incrinature nel cemento della camera ad alte temperature provocate dalla corrosione e dal calore, e perdite di liquido da un bacino di sedimentazione che conteneva acque di scolo contaminate da cianuro. Proprio strano.
Di fronte a questa evidenza la Regione Lazio ha autorizzato il cambiamento dei progetto tecnico del gassificatore a Malagrotta in base a protocolli tecnici IGNOTI e che solo in fase di collaudo vedremo SE e COME funzioneranno, dopo aver speso milioni di euro per la sua costruzione (ovviamente nostri) e senza garanzie per la nostra salute.
Se succede qualcosa al gassificatore si innesterà una reazione a catena dalle conseguenze difficilmente prevedibili perchè a distanza di pochi metri c’è la Raffineria di Roma, un inceneritore ospedaliero, un deposito di GPL, una piccola centrale elettrica e vari capannoni industriali. Per questo la certificazione anticendio è cruciale, così come la messa a norma del serbatoio dell’ossigeno liquido che era di dimensioni superiori rispetto a quelle di legge.
Tutto questo in una zona che la è catalogata a richio incidente rilavante dalla direttiva europea Seveso 2, dal nome del più grande disastro chimico ambientale europeo che avvenne in Italia nel 1976.
Insomma, è come se entrassimo con un fiammifero acceso in mano in una stanza piena di gas…… che probabilità ci sono che non succeda nulla?
Ed infine, quando sarà ufficiale che il gassificatore NON funzionerà e verrà bloccato definitivamente, e la discarica nel frattempo sarà stata chiusa perchè ben oltre il suo ciclo di attività, Roma sarà invasa dai rifiuti proprio come Napoli.
Tutto questo nel più assoluto silenzio delle nostre istituzioni. O quasi….. vedi il video qui sotto…







