Malagrotta, capitolo 3


ovvero come ti manipolo l’informazione (sai che novità!).

Da venerdì è stato scritto su tutti i giornali (tranne uno) ed è stato detto in tutti i TG che Malagrotta era stata dissequestrata. La realtà è un tantinello diversa, ovvero è vero che il gassificatore di Malagrotta torna in attività, ma resta sotto sequestro. La Procura di Roma, ieri, su istanza degli avvocati del Co.la.ri., il consorzio che gestisce la struttura, ha dato l’ok per rimettere in attività il reattore che, altrimenti, deteriorerebbe con danni irreversibili. Il permesso è stato concesso dopo che giovedì i vigili del fuoco aveva espresso il loro parere favorevole sulla conformità alle norme antincendio rispetto al progetto.

Il procuratore aggiunto Achille Toro e il pm Simona Maisto hanno respinto la richiesta di dissequestro dell’avvocato della Colari, consorzio che gestisce l’impianto, ma ieri, davanti all’istanza del legale, che prospettava danni ingenti alle strutture in caso di spegnimento, la procura «fermo restando il sequestro» ha autorizzato di riattivare il reattore. Solo per scongiurarne il deterioramento. Ma i sigilli all’impianto restano, nonostante il presidente della Regione Marrazzo abbia parlato di un dissequestro «di fatto».

Marrazzo si deve essere distratto, forse sapendo della “bomba” che stava per scoppiargli sotto la poltrona, ovvero la puntata di Report di ieri sera, 23/11/08, tutta dedicata all’oro di Roma, i rifiuti appunto e la loro monopolistica gestione.

Viene fuori anche l’aspetto più folkloristico di tutta la vicenda, ovvero l’imperatore dei rifiuti, Manlio Cerroni, va a magnà la coda alla vaccinara con l’assessore della Regione Lazio Mario Di Carlo con delega ai rifiuti, ovvero il controllato (ma quando mai) con il controllore alla stessa tavola.

Di più, molto di più. La stima e la fiducia che legano Cerroni e Di Carlo è tale che, come ammette lo stesso Di Carlo nell’intervista qui sopra, Cerroni gli ha chiesto di andare a lavorare per lui! Di più: un articolo del 2004 di Repubblica riporta: “Altro abruzzese che stima è Mario Di Carlo, l’ ex colonna di Legambiente ora assessore al Traffico di Roma, qualcuno lo ha sentito dire «sarebbe il mio figlio ideale». Per la sua festa dei cinquant’ anni gli ha organizzato la banda e pure i fuochi d’ artificio.”

Davvero un bel quadretto, in questo clima prenatalizio. E da quello che dice Di Carlo, c’è anche la buona azione di Natale nel suo andare con il vecchio e solitario imperatore a magnà la matriciana, perchè se non ci andasse Di Carlo con Cerroni, “nel mondo che vive lui, con chi cazzo ce va? con Caltagirone?”.

Ecco, bella tavolata…..

Malagrotta, capitolo 2

Ieri ho tracciato un quadro a fosche tinte di cosa succederà quando il gassificaore dalla tecnologia sconosciuta entrerà in funzione.

Oggi vorrei raccontare chi è la Thermoselect, cioè la società sul cui know-how si basa il gassificatore di Malagrotta che la magistratura ha già messo sotto sequestro, ancora prima che vada a regime. Come si dice: se il buon giorno si vede dal mattino…..

Comunque, parlavo della Thermoselect… Thermoselect (Svizzera – www.thermoselect.com) è la casa madre che ha fornito la tecnologia per l’impianto di Karlsruhe, un gassificatore che ha fatto da modello per quello che stanno aprendo a Roma.
Questo impianto era di proprietà di una filiale di un grosso gruppo tedesco dell’energia, la Energie Baden-Wuerttemberg (EnBW.www.enbw.com).

L`impianto Thermoselect di Karlsruhe era uno dei più grandi gassificatori di rifiuti solidi urbani del mondo ed era stato costruito per trattare 225.000 tonnellate di rifiuti l’anno.
Problemi operativi ricorrenti – che portarono la stampa locale a ribattezzarlo “Thermodefect” – hanno impedito all’impianto di raggiungere la piena capacità operativa. Durante il periodo di attività l’impianto è stato in grado di trattare solamente un quinto della quantità totale dei rifiuti che doveva smaltire, obbligando le città, che avevano fatto dei contratti per smaltirvi i propri rifiuti, a trovare soluzioni alternative. Al momento in cui la società proprietaria EnBW decise di chiudere l’impianto nel 2004, le perdite di gestione ammontavano a 400 milioni di euro (circa 500 milioni di dollari).
Il materiale promozionale della Thermoselect, compreso il suo sito web, contiene asserzioni sulla performance ambientale di questa tecnologia sul tipo delle seguenti frasi:
° “Distrugge completamente le diossine e i furani”,
° “Le sostanze nocive contenute nei rifiuti sono completamente distrutte”.
Nessuna di queste due affermazioni corrisponde a verità. Ciò è evidente del resto dalla stessa contradditoria presentazione fatta dalla società. Nella medesima pagina web, infatti, c’è una tavola che elenca le emissioni prodotte, che comprendono diossine e furani, diossido di zolfo, monossido di carbonio, cloruro di idrogeno, fluoruro di idrogeno, carbonio totale, mercurio, cadmio, tallio e metalli pesanti totali.
L’impianto di Karlsruhe fu costretto a chiudere temporaneamente nel 2000, quando vennero riscontrate fughe di gas tossico. Fra i problemi operativi citati ci fu un pericolo di esplosione (pensate che meraviglia a Malagrotta, con la raffineria ed il deposito di GPL attaccati!!!) , delle incrinature nel cemento della camera ad alte temperature provocate dalla corrosione e dal calore, e perdite di liquido da un bacino di sedimentazione che conteneva acque di scolo contaminate da cianuro. Il governo regionale ammise che i muri della camera ad alte temperature erano ridotti così male che dei pezzi si erano staccati e si sarebbe potuta produrre un’esplosione. Durante il primo anno di attività si scoprì, inoltre, che l’impianto aveva utilizzato un camino di emergenza per i gas, la cui esistenza non era stata notificata alle autorità ed agli osservatori durante la fase autorizzativa.
L’impianto diede segnali di allarme per le emissioni di carbonio organico totale (TOC) e ossidi di nitrogeno (Nox) nel 2002 e superò i limiti di emissione consentiti nel 2000. Le emissioni furono sopra i limiti per le diossine, i metalli pesanti ed altri inquinanti. Un altro campione di monitoraggio riscontrò che le diossine nei gas filtrati erano al di sopra dei livelli regolamentari. In due casi su tre, il monitoraggio verificò che i livelli di diossine erano più alti nei gas “ripuliti” che nei gas non ancora sottoposti ai meccanismi di filtraggio dell’impianto.
In certe occasioni, inoltre, le emissioni di cloruro di idrogeno (Hcl) sono state nettamente sopra i limiti. L’Hcl, com’è noto, è il precursore nella formazione di diossine.
Le difficoltà operative di Thermoselect Karlsruhe hanno avuto anche una ripercussione nel bilancio energetico dell’impianto. Nel 2002 l’impianto ha utilizzato 17 milioni di metri cubi di gas naturale, senza alcuna produzione né di elettricità né di calore da parte dell’impianto stesso.
EnBW iniziò la costruzione di un altro inceneritore per la gassificazione dei rifiuti nella città tedesca di Ansbach, ma questo nuovo impianto non fu mai autorizzato a causa dei problemi dell’impianto “confratello” di Karlsruhe.

In seguito alle pesantissime perdite finanziarie subite, EnBW ha sporto querela contro Thermoselect per i costi connessi allo smantellamento dell’impianto e per il rimborso del prestito.

I problemi operativi dell’inceneritore Thermoselect di Karsruhe sono insorti dopo che la società aveva già subito delle condanne giudiziarie per violazioni ambientali commesse con il primo impianto di gassificazione di rifiuti solidi urbani, a Fondodoce, in Italia.

Nel dicembre 1999 il fondatore e ingegnere capo di Thermoselect e due membri del consiglio d’amministrazione sono stati condannati da tribunali italiani per violazioni ambientali nel primo impianto di gassificazione per rifiuti solidi urbani a Fondotoce, in Italia, sul Lago Maggiore.
Le violazioni ambientali si riferivano, in questo caso, anche all’inquinamento del lago con composti tossici, compreso il cianuro, il cloro e composti di azoto.

I funzionari della Thermoselect sono stati condannati a sei mesi di arresto con la condizionale e al pagamento di multe.
Questo impianto ha avuto anch`esso problemi operativi e non è stato in grado di funzionare a piena capacità per più di un mese ad ogni tentativo, prima di chiudere definitivamente.
L’uso dell’acqua, com’è ben noto, è una questione d’importanza critica per molte comunità.
Nonostante le asserzioni sul sito web di Interstate Waste Technnologies, secondo le quali le tecnologie Thermoselect non hanno emissioni nelle acque, l’impianto di Karlsruhe nel 2003 ha smaltito circa 120.000 metri cubi di acqua di lavaggio nel Reno.

Inoltre, in Italia, come indicato sopra, dei funzionari Thermoselect sono stati condannati per aver riversato acque di scolo inquinate nel Lago Maggiore.
La reputazione della Thermoselect, infine, è stata danneggiata anche da scandali.

Nel 1995 la società versò 100.000 marchi (approssimativamente 85.000 dollari) al partito cristiano- democratico (CDU) del Baden-Wuerttemberg, allora al potere.

La società è stata anche coinvolta in tentativi di corruzione di politici al fine di ottenere autorizzazioni per localizzazioni di impianti in Svizzera e in Austria.
L’inceneritore di Karlsruhe ha suscitato l’opposizione della società civile e dei politici locali.
I ripetuti guasti e le interruzioni nel funzionamento dell’impianto hanno provocato reazioni da parte dell’opinione pubblica che hanno contribuito a bloccare i progetti per l’installazione di nuovi impianti Thermoselect in altre città tedesche, come Herten, Brema, Berlino e Hanau, oltre che in Libano, in Austria, in Polonia e, infine, in Svizzera (nel Ticino, vicino al centro direzionale di Thermoselect).

FONTE: GAIA (Global Alliance for Incinerators’ Alternatives)

che dire, con delle credenziali del genere, come facevamo a non fornirci delle loro preziose prestazioni???

Romani-Gassificatore Malagrotta: 1-0

Alla fine ci ha pensato la Magistratura a mettere un fermo alle milioni di irregolarità che ci sono state e ci sono tuttora nella gestione dei rifiuti a Roma.

Si tratta in realtà di uno stop momentaneo, ma è a mio avviso il segno che ancora c’è qualcuno che vigila perchè la legge non sia solo un mero esercizio intellettuale di frustrati giuristi.

Il gassificatore di Malagrotta (l’inceneritore dove dovrebbero finire ogni giorno 4.500 tonnellate dei nostri rifiuti)  è stato provvisoriamente sequestrato perchè non presenta la certificazione antincendio e non risponde ad altri requisiti di legge.

Strano, per un impianto la cui tecnologia si basa su tecnologia svizzera Thermoselect (chiamata anche Thermodefect dalla stampa tedesca) che in Germania ha dovuto chiudere un impianto analogo per problemi operativi che hanno comportato fughe di gas tossico e pericolo di esplosione ed incrinature nel cemento della camera ad alte temperature provocate dalla corrosione e dal calore, e perdite di liquido da un bacino di sedimentazione che conteneva acque di scolo contaminate da cianuro. Proprio strano.

Di fronte a questa evidenza la Regione Lazio ha autorizzato il cambiamento dei progetto tecnico del gassificatore a Malagrotta in base a protocolli tecnici IGNOTI e che solo in fase di collaudo vedremo SE e COME funzioneranno, dopo aver speso milioni di euro per la sua costruzione (ovviamente nostri) e senza garanzie per la nostra salute.

Se succede qualcosa al gassificatore si innesterà una reazione a catena dalle conseguenze difficilmente prevedibili perchè a distanza di pochi metri c’è la Raffineria di Roma, un inceneritore ospedaliero, un deposito di GPL, una piccola centrale elettrica e vari capannoni industriali. Per questo la certificazione anticendio è cruciale, così come la messa a norma del serbatoio dell’ossigeno liquido che era di dimensioni superiori rispetto a quelle di legge.

Tutto questo in una zona che la è catalogata a richio incidente rilavante dalla direttiva europea Seveso 2, dal nome del più grande disastro chimico ambientale europeo che avvenne in Italia nel 1976.

Insomma, è come se entrassimo con un fiammifero acceso in mano in una stanza piena di gas…… che probabilità ci sono che non succeda nulla?

Ed infine, quando sarà ufficiale che il gassificatore NON funzionerà e verrà bloccato definitivamente, e la discarica nel frattempo sarà stata chiusa perchè ben oltre il suo ciclo di attività, Roma sarà invasa dai rifiuti proprio come Napoli.

Tutto questo nel più assoluto silenzio delle nostre istituzioni. O quasi….. vedi il video qui sotto…

la VERA situazione del piano rifiuti in Campania – tutto quello che NON vi dicono

Lo so che siete stufi di sentir parlare di rifiuti…. Ma dopo tanto indottrinamento da parte dei media di regime, un po’ di VERA informazione fa bene.

In questo filmato Walter Ganapini, ex presidente Greenpeace Italia, ora assessore all’ambiente della regione Campania, ci racconta la vera situazione trovata in Campania, appunto.

Impianti, macchinari e discariche già esistenti e mai funzionanti, piani OPERATIVI (numero civico per numero civico) per la raccolta porta a porta pagati profumatamente da noi già nel 2003 e mai applicati.

Volete sapere a chi conviene tutta questa cattiva informazione???

Vi posto qui di seguito una interessante mail mandatami da Michelangelo Bolognini, medico igienista dell’USL 3 di Pistoia.

LA MILITARIZZAZIONE DEL PROFITTO ASSISTITO IN ITALIA

Prima che sul versante politico, prima che sul versante tecnico – sanitario o ambientale che sia – per analizzare quello che sta avvenendo in questi giorni a Napoli, nel quartiere di Chiaiano, e non solo, dobbiamo aver chiaro il contesto economico di riferimento.

Il sistema industriale italiano è da diversi anni in grave crisi, soprattutto sul versante produttivo, i gruppi industriali che più contano, e che sono spesso anche i “più avveduti”, sono ricorsi da un pezzo all’ assistenza pubblica, che viene loro elargita sotto varie forme più o meno mascherate dall’interesse collettivo.

Uno dei casi più rilevanti è stato, ed è, quello delle incentivazioni CIP6-Certificati Verdi, che finanziate da una tassa “occulta”, di circa il 7%, sulle bollette elettriche (“i costi più alti d’Europa”) dei consumatori (che avrebbero dovuto finanziare le fonti di energia rinnovabile), hanno beneficato e beneficiano, con finanziamenti annuali miliardari, soprattutto i proprietari di impianti che bruciano residui petroliferi, i rifiuti e/o le cosiddette “biomasse”.

Gli impianti di incenerimento sono assolutamente inutili e superflui, specie nel caso che si attui una corretta gestione dei rifiuti con forme raccolta differenziata domiciliari, trasformazione in compost della parte biodegradabile, “umida”, del rifiuto, riciclo e recupero di materiali; questi dati sono noti ed incontrovertibili, almeno tra gli esperti.

Nella categoria degli esperti non si ritrovano quindi, con tutta evidenza, i politici professionisti, la “grande stampa”, ed anche l’imprenditoria vincente ed assistita, proprietaria, questa, della “grande stampa”.

Un esempio evidente è stato il discorso di insediamento all’assise di Confindustria dove la neo-presidente Emma Marcegaglia ha così affermato: “I sistemi di gestione dei rifiuti sono molto vicini al collasso in molte regioni, anche perché si dice no ai termovalorizzatori, attivi in tutti gli altri Paesi. Paghiamo i costi più alti d’Europa per l’energia.” (http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/economia/confindustria-marcegaglia/assemblea-relazione/assemblea-relazione.html).

Strano, perché la signora Marcegaglia di rifiuti ne dovrebbe sapere qualcosa, visto che ha tre impianti di incenerimento per “combustibile da rifiuti”(CDR) in fase di realizzazione (Massafra, Manfredonia, Modugno), si è poi aggiudicata “l’affidamento del pubblico servizio di gestione del sistema impiantistico di recupero energetico a servizio dei bacini di utenza Lecce1, 2 e 3 ” ( Decreto Commissario Delegato Emergenza Ambientale 26 novembre 2004 n. 275; B.U. della Regione Puglia n.147 del 9-12-2004), e gestisce anche la “Filiera Rifiuti Speciali Oikothen” di Augusta, con autorizzazione peraltro sospesa da Regione Sicilia e Comune di Augusta (http://www.comune.augusta.sr.it/comunicati/2008/maggio/07.05.08.doc ), ed inoltre, in altra “colonia” meridionale, a Cutro, in Calabria, ha già in attività una Centrale elettrica “a biomasse” (http://www.marcegaglia.com/energy/it/centrali_energetiche.html).

Strano, anche, che la signora Marcegaglia si lamenti degli alti costi dell’energia visto che quota parte dei sovrapprezzi elettrici, che il consumatore italiano paga con il meccanismo dei “Certificati Verdi”, già arriva alla sua citata Centrale elettrica di Cutro; a tale proposito potrebbe risultare particolarmente interessante l’ulteriore possibilità di guadagno ottenibile con l’ultima legge Finanziaria, assai vantata anche da sedicenti “amici del popolo” o “amici dell’ambiente”, in quanto per gli impianti di potenza nominale media annua superiore a 1 MW, viene previsto il rilascio dei cosiddetti certificati verdi della durata di ben 15 anni, mentre per impianti di potenza nominale media annua inferiore a 1 MW , su richiesta del produttore, in alternativa ai certificati verdi, la produzione di energia elettrica può essere remunerata da una tariffa onnicomprensiva, anch’essa variabile a seconda della fonte utilizzata, e sempre per un periodo di 15 anni, (http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/SpecialiDossier/2008/risparmio-energetico/finanziaria-risparmio-energetico.shtml?uuid=7634374a-d59d-11dc-b6f8-00000e25108c), quantificata, sempre nella ultima legge Finanziaria, per le cosiddette “biomasse” e per la parte “biodegradabile” dei rifiuti, in 0,24 euro/kWh, ( la centrale di Cutro, che ha una potenza di 14 MW, viene attualmente remunerata con valori dell’ordine di 0,182 euro/kWh , con una garanzia di soli 8 anni, vedi: http://www.globalbioenergy.org/fileadmin/user_upload/gbep/docs/2008_events/Washington/GBEP_side_event/8_Marcegaglia_-_the_Role_of_Biomass_in_Sustainable_Development.pdf).

Risulta quindi assai ragionevole il richiamo della signora Marcegaglia al fatto che “non possiamo più eludere o rinviare quelle scelte, anche difficili e impopolari, che sono indispensabili per non compromettere il nostro futuro» (http://www.corriere.it/economia/08_maggio_22/marcegaglia_discorso_e22669fe-27dd-11dd-b97e-00144f02aabc.shtml) si tratta di intendere di chi sia il futuro a cui si riferisce “la prima donna al vertice di Confindustria”, mentre sull’impopolarità ci sono meno dubbi.

La mossa del governo è chiara, politicamente efficace ed “apprezzabile”, non solo dalle forze politiche della maggioranza, ma anche quelle dell’opposizione, dai cattolici sedicenti difensori della vita, ai democratici “ombra”, fino ai grandi moralisti e moralizzatori per “via giudiziaria”: si trattava e si tratta, per il governo, come pure per l’<opposizione>, di dare un segnale, “colpire uno per educarne cento” , partendo proprio dal sito più tecnicamente indifendibile, anche perché la vera partita è un’altra: la realizzazione, in Campania, ma anche nel resto d’Italia dei “termovalorizzatori”.

Occorre ricordare come, dopo che per mesi mass media e frotte di politici ignoranti avevano proposto, in modo martellante, la «termovalorizzazione» mediante incenerimento, non solo come soluzione al “problema rifiuti”, ma anche come alternativa alle discariche (dato, quest’ ultimo, assolutamente fantasioso, in quanto se anche la «termovalorizzazione» fosse integrale per tutti i rifiuti, non li eliminerebbe fisicamente, ma si limiterebbe a ridurli a circa il 30% della massa iniziale, oltre a produrrne, a sua volta e in quota non irrilevante, un ulteriore 3-5% e di una tipologia estremamente pericolosa, e tutti questi rifiuti hanno a loro volta bisogno di discariche), si è dovuto finalmente ammettere che è solo con l’utilizzo delle discariche che si può risolvere l’emergenza.

A dispetto infatti di tutte le retoriche inceneritoriste, che sostengono la “termovalorizzazione” come la soluzione di tutto, è stata la chiusura delle discariche allora esistenti in Campania e la mancata previsione di nuove discariche nel cosiddetto “ciclo integrato dei rifiuti”, insieme alla infima qualità degli impianti realizzati dalle imprese del gruppo Impregilo di Cesare Romiti, da quelli che dovevano produrre Combustibile da rifiuti (Cdr) diventato semplicemente «ecoballe» e l’assoluta insufficienza del progetto del primo impianto di «termovalorizzazione», quello di Acerra, (per il quale non veniva previsto, originariamente, nemmeno un soddisfacente sistema di abbattimento degli inquinanti, tanto che il gruppo di lavoro del ministero dell’Ambiente, che successivamente revisionerà il progetto, imporrà «adeguamenti» tecnici per un costo di 25 milioni di euro) che hanno causato l’<emergenza rifiuti> ( per maggiori dettagli vedi anche “Camorra di stato e stato di emergenza”, pubblicato sulla rivista “Il Ponte” e facilmente reperibile in rete).

Dal punto di vista tecnico, mentre è necessario realizzare nuove discariche (su scala regionale, e non certo su base provinciale o comunale, se siamo in zone intensamente urbanizzate ), ovviamente in aree idonee dal punto di vista idrogeologico, e distanti dai centri abitati, è assolutamente improponibile la realizzazione di questi impianti in aree urbane, a tale proposito si può ricordare come la prima normativa italiana sulla gestione dei rifiuti, la legge 20 marzo 1941, n. 366, stabilisse una distanza minima di 1000 metri dall’abitato per gli impianti di trattamento dei rifiuti, una norma di puro buonsenso, purtroppo non più ripresa, nelle normative successive, 50 anni dopo, influenzate, queste, anche dalla deriva culturale “ambientalista” che vede la specie umana “parassita di Gaia”.

Quello che sta accadendo a Napoli dovrebbe, infatti, far interrogare tanti “conformisti” sul completo fallimento di una cultura “ambientalista” che non ha saputo, né voluto, emanciparsi dai dettati dell’<ecocapitalismo> egemone, quello “malthusiano” che enfatizza catastrofismi profittevoli, come la crescita della CO2, che è così diventato l’unico “gas nocivo” riconosciuto e certificato, (oltre che merce da trattare nei nuovi mercati dei “diritti all’inquinamento”).

Non a caso, il bombardamento “terroristico” sui “Cambiamenti climatici” serve alla presidente di Confindustria per chiedere una nuova politica energetica che riparta dal nucleare, “unico modo per coniugare politica energetica con riduzione dei costi e cambiamenti climatici” (http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/economia/confindustria-marcegaglia/marcegaglia-eletta/marcegaglia-eletta.html).

Ma il fatto peggiore è che questo catastrofismo “confindustriale”, che viene imposto in tutte le salse, copre e fa trascurare la drammatica crescita degli inquinanti direttamente nocivi per gli esseri viventi, compreso gli esseri umani: dagli inquinanti organici persistenti, diossine e policlorofenili-PCB; ai metalli pesanti, anch’essi persistenti, cancerogeni riconosciuti, teratogeni o estremamente tossici; alle polveri ultrafini (PM0,1 ed inferiori) che non vengono nemmeno misurate; e, collegati a questo, la crescita altrettanto allarmante, dei tumori, anche nei bambini e negli adolescenti; delle malattie degenerative negli anziani, delle malformazioni nei neonati, della sterilità negli adulti.

Esistono numerosi dati scientifici che, in questi ultimi anni, facendo seguito alle ricerche connesse al genoma umano, stanno dimostrando una correlazione diretta e di ampio raggio, prima impensata, tra queste malattie e gli inquinanti ambientali che sono stati prima citati e che, per questo, andrebbero da subito eliminati o, quantomeno, ridotti il più possibile.

Tutto questo viene invece ignorato dagli apparati culturali dominanti, anche quelli “ambientalisti” come pure, a maggior ragione, dai politici governativi che si dotano di tecnici compiacenti, “ancien régime”, meglio se con comuni interessi economici e di “affari”.

Non si evidenziano, o addirittura si nascondono, dati scientifici sempre più solidi ed evidenti che correlano la salute con l’inquinamento da alcuni inquinanti specifici, in ben studiate campagne di disinformazione e manipolazione mediatica.

Una mano a questa manipolazione viene anche data da ben costruiti “eroi anticamorristi”, che focalizzano l’attenzione sulla sola malavita locale, guardandosi bene di evidenziare le responsabilità dei “salotti buoni” della finanza e dell’imprenditoria vincente.

Lo stesso lavoro che viene fatto anche da certi “moralisti confindustriali”, giornalisti della “grande stampa” che denunciano molto sprechi e ruberie pubbliche e, molto meno, o per nulla, le anche maggiori ruberie private.

Così la neopresidente di Confindustria, la signora Emma Marcegaglia può impunemente affermare:”Bisogna tornare al rispetto delle regole. Mi dispiace per la popolazione che sta annegando tra i rifiuti per colpa di piccoli gruppi che stanno provocando incidenti, ma è venuto il momento che lo Stato a Napoli riprenda il suo ruolo. C’è la necessità di sbloccare tutti gli investimenti, dai termovalorizzatori alle ferrovie, alle autostrade che sono stati bloccati per motivi ambientali. Non accetteremo più che piccoli gruppi in malafede blocchino il Paese e ci condannino al declino. Certo bisognerà dialogare con la gente parlando di compensazioni, ma poi bisognerà chiudere con i veti”( “il Sole 24 ore” del 25 maggio 2008) ; linea dura e legalità, dunque, mentre solo alcuni mesi fa la Marcegaglia S.p.a. ha petteggiato una sanzione di 500 mila euro più 250 mila euro di confisca per una tangente di 1 milione 158 mila euro pagata a Lorenzo Marzocchi di EniPower. Oltre al patteggiamento dell’azienda, Antonio Marcegaglia, fratello di Emma, ha patteggiato 11 mesi di reclusione con sospensione della pena (L’Unione Sarda del 28 marzo 2008 in http://www.unionesarda.it/DettaglioUltimora/?contentId=20697).

Notizia che non ha raggiunto certo le prime pagine della “grande stampa” o libri “best-sellers”

Un “Sistema Paese” che per far funzionare, a ogni costo, imprese decotte, ha bisogno dei militari è forse davvero più che “al declino”, declinato da un pezzo.

Resta però un’unica consolazione, la risoluzione dell’emergenza campana, con le discariche, potrà rendere evidente la colossale truffa del sistema inceneritorista, senza il messaggio fuorviante dei rifiuti per strada: sta ai cittadini consapevoli e responsabili; ai tecnici ed ai professionisti che coscientemente seguono la loro deontologia; agli imprenditori coraggiosi che, ostacolati da tutti, hanno realizzato filiere di recupero di materia esemplari; prendersi carico di questo compito, con la consapevolezza di essere la potenziale maggioranza del Paese e per la sua possibile salvezza.

Non ci facciamo abbindolare…facciamo girare i fatti e poi decidiamo noi se chi lancia determinate soluzioni a scapito della nostra salute lo fa in buona fede o meno…. (anche se questa non sarebbe certo una scusante….)

Fate girare!!!

r.

Disinformazione e Politica: due facce della stessa medaglia

Ricevo la segnalazione di un video interessante realizzato dal Meetup di Matera relativamente ad un convegno pubblico organizzato sul tema della termovalorizzazione.

Gli amministratori locali prima portano avanti un’opinione faziosa suffragata da tecnici a gettone, poi cercano di ridicolizzare chi tenta di fare una corretta amministrazione, poi cercano con l’intimidazione di tappargli la bocca fino a chiudere il microfono per cercare di non dargli voce.

Questa è la politica di oggi ed il modo in cui si preoccupa di tutelare la salute del territorio e delle persone che amministra.

Come a Roma. Come è stato fino ad oggi anche qui da noi.

Ma noi non lo permetteremo più.

Incontro sulla gestione dei Rifiuti a Roma

“Oggi mi…Rifiuto!”
Ovvero, come ti gestisco il problema dei rifiuti a Roma

INCONTRO DIBATTITO SUL TEMA DELLA MIGLIORE GESTIONE DEI RIFIUTI NELLA CAPITALE
Relatori:

  • Dario Tamburrano, Presidente Associazione Amici Beppe Grillo Roma – moderatore
  • Maurizio Pallante del Movimento Decrescita Felice
  • Sergio Apollonio del Comitato contro la discarica e l’inceneritore di Malagrotta
  • Paul Connett del GAIA (Global Alliance against Incinirators) in collegamento telefonico dagli Usa

e, a seguire…

Festa con la musica rock di uno dei più famosi Dj della Capitale.

Dove? ALPHEUS- VIA DEL COMMERCIO, 36

Per informazioni contattare: Marco Giustini 3386810967

L’ingresso, a sottoscrizione per la Lista Civica, è di 5 euro.

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