dal blog di Barbacetto: Italiani, obamisti immaginari

Tutti obamisti, in Italia, a destra e a sinistra. Certo: Obama ha vinto (benché “abbronzato”) ed è così glamourous. Dunque tutti a inneggiare al nuovo presidente degli Stati Uniti e al clima sereno in cui si è insediato, con tanto di complimenti dell’avversario McCain. Grandi elogi all’icona, assoluta sordità rispetto ai fatti concreti:

1. Obama ha subito annunciato che cancellerà 200 leggi di Bush. E gli obamisti italiani? Sono quelli che, arrivati al governo, si sono tenute tutte le leggi di Berlusconi, comprese quelle ad personam che avevano promesso di “radere al suolo”.

2. Obama, per scegliere i suoi collaboratori, ha imposto agli aspiranti di compilare un questionario di 63 domande in cui dovranno esibire le loro competenze, le loro esperienze professionali, le pubblicazioni, dovranno garantire di non avere conflitti d’interessi, dovranno dichiarare se hanno avuto procedimenti legali o giudiziari, se hanno avuto prestiti imbarazzanti, se hanno fatto, detto o scritto cose che potrebbero danneggiare loro stessi e il presidente eletto. In Italia, invece, gli obamisti si tengono i conflitti d’interessi e tollerano perfino gli indagati e i condannati in politica. Se sottoposto al questionario di Obama, metà (almeno) del Parlamento e del governo dovrebbe andare a casa. Invece da noi si ritiene un po’ obamista perfino chi si considera un grande amico di Putin e alla democrazia ha mostrato di preferire la “mignottocrazia”.

3. McCain, dopo la sconfitta, ha dichiarato: Obama è anche il mio presidente. Oggi questo senso di responsabilità istituzionale dello sconfitto viene lodato da alcuni a destra per rimproverare all’opposizione le critiche dure a Berlusconi. Peccato che si dimentichino la reazione di Berlusconi sconfitto nel 2006, che strillò: la sinistra ha vinto grazie ai brogli elettorali.

4. Obama, nel momento in cui entrerà alla Casa bianca, dovrà abbandonare il suo amato Blackberry, perché tutte le comunicazioni del presidente degli Stati uniti devono essere disponibili: oggi eventualmente per i giudici, in futuro per gli storici. Berlusconi non sa usare un Blackberry, in compenso telefona molto, ma non vuole che le sue telefonate siano pubbliche, neanche quelle in cui racconta i criteri con cui sceglie i ministri o quelle con cui promette favori a un dirigente Rai in cambio di aiuti per “comprare” senatori del fronte avversario.

5. La designazione di Hillary Clinton a segretario di Stato è rallentata da un minuzioso “vetting”, cioè l’analisi approfondita che lo staff di Obama sta facendo delle attività e dei finanziamenti della Clinton Foundation, la fondazione presieduta da Bill Clinton: gli esperti di Obama vogliono verificare se i rapporti dell’ex presidente con le aziende farmaceutiche e i donatori stranieri possano costituire conflitti d’interesse. Tanta cura e tanto scrupolo in Italia non è nemmeno immaginabile.

Insomma: i politici italiani, di destra e di sinistra, hanno tanto da imparare da Obama. Ma, per favore, lascino stare l’immagine e guardino alle cose concrete.

di Gianni Barbacetto

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