Tre moglie e marito non mettere il dito… dice il politico!

Questa è davvero troppo bella…..

Dopo aver assistito ieri sera agli approfondimenti del TG2 in cui metà tempo era dedicato al meglio degli eventi e dello sport del 2008 e subito dopo, per alleggerire la serata dopo questi temi un pò ostici (oh, quando uno fa informazione, fa infomazione, mica te le scegli le notizie!) ,  e metà tempo all’approfondimento della fondamentale tematica del perchè si dice che l’anno bisestile porti sfortuna (con tanto di citazioni in latino, oh!) , quasi quasi pensavo che non fosse accaduto nulla di rilevante in questa nostra Italietta da cabaret.

Ed invece no, qualcosa è successo e per fortuna ci pensa Marco Travaglio a ricordarcelo!

Capita in questi giorni di bufera giudiziaria sui politici (soprattutto PD) che la Giunta per le autorizzazione a procedere della Camera si riunisca per decidere se concedere graziosamente ai giudici la possibilità di indagare sul deputato PD della Basilicata Salvatore Margiotta.

Perché vi rendiate conto di cosa succede, riporto dall’intervento di Travaglio via web di ieri il verbale della seduta che si è tenuta in giunta per le autorizzazioni a procedere il 17 dicembre, una settimana prima di Natale.

“Destra e sinistra si ritrovano amorevolmente insieme.

Il relatore, nonché presidente della giunta, è Castagnetti, compagno di partito di Margiotta, ex Margherita ora PD. Prima curiosità.

Castagnetti riassume molto puntualmente tutta la vicenda petrolifera con la presunta promessa di tangenti a Margiotta.

Notate che io non conosco Margiotta, non ho la più pallida idea se sia giusto o meno mandarlo in galera: sia chiaro, non ho nessun interesse e non me ne importa niente.

Stabilisco un principio: è il giudice che deve decidere se Margiotta e i suoi complici presunti tali devono finire ai domiciliari oppure no.

Gli altri ci sono finiti, Margiotta no perché è un Mandarino della Casta.

Allora vediamo con quali motivazioni gli hanno dato questo privilegio.

Parla Margiotta, il quale dice che potrebbe dimostrare il fumus persecutionis perché Woodcock non è la prima volta che si occupa di lui.

Cioè, secondo lui è una persecuzione il fatto che un magistrato a Potenza si occupi più di una volta di un politico.

Sarebbe come dire, mutatis mutandis, che ogni tanto c’è un tipo che viene preso perché scippa le vecchiette e la terza volta che lo prende lo stesso poliziotto dicesse: “ah ma lei ce l’ha con me, è la terza volta che mi prende!”. E l’altro, giustamente, potrebbe dire: “ma se lei smettesse di scippare le vecchiette…”.

Secondo lui il fatto che Woodcock si sia già occupato di lui in altre inchieste non è sinonimo del fatto che lui tiene dei comportamenti border line, ma del fatto che Woodcock ce l’ha con lui. E’ fantastico come ragionamento!

Dice: “Sempre il dott. Woodcock, in altro procedimento, avanzò richiesta al GIP di inoltrare alla giunta altre conversazioni telefoniche riguardanti me…”.

Tra l’altro questo Margiotta, che opera e viene eletto in Basilicata, a Potenza ha la moglie che faceva il Capo della Squadra Mobile, cioè che teoricamente avrebbe dovuto indagare su di lui: immaginate il conflitto di interessi.

Questa sarebbe la separazione delle carriere da fare: il parlamentare non può avere la moglie Capo della Polizia nel posto dove svolge le sue funzioni.

Si potrebbero separare queste carriere, le hanno separate dopo queste indagini, naturalmente, non prima.

Quindi Margiotta dice: “potrei dire che c’è il fumus persecutionis, ma sono un signore e non lo dico.

Potrei dire che ce l’hanno con me, ma sono un signore e non lo dico.

Preferisco dire – meno male – che non ho preso tangenti”.

Interviene Brigandì, della Lega. Notate che questi sono quelli che nel ’92-’93 sventolavano le forche.

Adesso nessuno vuole le forche, per carità: si vorrebbe semplicemente che difendessero il principio “La legge è uguale per tutti” e “Gli arresti li decide il giudice e non l’interessato”.

Brigandì è fantastico… leghista eh!

Chiede a Margiotta: “Lei ritiene che la vicenda sia caratterizzata da un fumus persecutionis nei suoi confronti?”.

Risposta di Margiotta: “Si.”.

Fantastico, è l’autocertificazione: il fumus persecutionis lo fanno decidere dall’interessato.

A questo punto interviene – seduta successiva, 18 dicembre, hanno lavorato troppo, si ritrovano il giorno dopo esausti da questa prima audizione – Paniz, del Popolo delle Libertà, e dice: “La linea seguita dalla nostra parte politica è stata e sarà costante, a prescindere dall’appartenenza dei deputati interessati.

Il nostro schieramento sarà sempre a guardia delle garanzia di libertà che la Costituzione e la legge assicurano ai parlamentari e ai cittadini”.

Ai cittadini un par di palle, come si direbbe in inglese raffinato, perché queste sono garanzie che si danno ai parlamentari.

Il cittadino non può rivolgersi alla giunta della Camera per farsi tutelare, il cittadino finisce in galera e basta.

Lui si vanta: “orgoglio di appartenere a uno schieramento politico…” che ogni volta che il giudice chiede di procedere nei confronti di un parlamentare risponde sempre di no, a prescindere dal colore così non ci sbagliamo.

Questo è l’ottimo Paniz di Forza Italia.

E dice che “la libertà personale può essere limitata solo in caso di pericolo di fuga o di circostanze che possono mettere a repentaglio la genuinità delle prove”.

E in effetti proprio per questo si chiede di mettere Margiotta ai domiciliari, ma Paniz dice: “nel caso dell’On. Margiotta mi sembra evidente la carenza di questi presupposti”.

Decide lui: invece del giudice, i presupposti per la custodia cautelare li decide Paniz.

Antonio Leone, sempre Popolo della Libertà, va anche oltre. Dice – sentite questa che è meravigliosa – che Woodcock non è nuovo a iniziative di questo genere, è un persecutore di politici.

Già in passato ha indagato su politici e questo, secondo lui, è già un indice di devianza. Poi aggiunge: “Il Woodcock avanzò altresì domanda di utilizzo di intercettazioni telefoniche di conversazioni tra il Margiotta medesimo e la di lui moglie, in barba al motto popolare per cui ‘tra moglie e marito non mettere il dito'”.

Questi sono atti parlamentari, sono parlamentari della Repubblica che rappresentano noi e che citano dei proverbi per dire che non bisogna arrestare o intercettare una persona.

C’è un’indagine sulla moglie, capo della Mobile di Potenza, dell’On. Margiotta. Woodcock giustamente manda le telefonate perché quando coinvolgono il marito bisogna chiedere il permesso al Parlamento, se il marito è parlamentare.

Bene, secondo Leone se una moglie indagata parla con il marito bisogna interrompere le intercettazioni perché lo dice il proverbio: “tra moglie e marito non mettere il dito”.

Questi sono grandi giuristi, grossi giureconsulti. La prossima volta dirà “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino” oppure “campa cavallo che l’erba cresce”… cose del genere.

“Finiamola con questi processi, se il processo dura da un anno lo chiudiamo perché campa cavallo che l’erba cresce”.

e con questa nota di colore, auguro a tutti Buon Anno Nuovo…. che sarà durissimo!!!

Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

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