Telecom Italia “dismette” i lavoratori IT?

questa è l’assurda storia di 2.200 lavoratori che NEANCHE PAGANDO riescono a far accendere i riflettori dei media sull’allarmante vicenda lavorativa che li coinvolge.

Il 3 marzo, in seguito alle notizie allarmanti del caso Fastweb-TelecomitaliaSparkle, l’AD di Telecom Italia rassicura tutti i dipendenti con una mail ripresa e pubblicata da numerosi TG e testate nazionali.

Il giorno dopo, il 4 marzo, 2200 di quegli stessi lavoratori, gli informatici delle strutture IT Operations, apprendono dell’avvio della procedura della cessione del ramo d’azienda alla SSC s.r.l. (controllata 100% Telecom).

Assieme alla rabbia scattano una serie di iniziative promosse spontaneamente dai lavoratori.

Tra le tante quella di autofinanziare l’acquisto dello spazio su un quotidiano nazionale per pubblicare una lettera aperta in risposta a quella dell’AD. L’impresa non è per niente facile: 2200 dipendenti di 17 sedi distribuite su tutta Italia senza alcun coordinamento organizzato tentano con ogni mezzo di mettersi in contatto tra loro (eh, potenza della rete!!!) e spontaneamente con un contributo libero che non supera i 15€ raggiungono un fondo cassa di oltre 21.000 €. Ma non finisce qui.

Dopo aver chiuso il contratto con l’agenzia che si occupa di pubblicità su “La Repubblica”, due giorni prima della prevista pubblicazione (ovvero il 29 aprile, giorno dell’assemblea degli azionisti) il giornale oppone una serie di eccezioni sul contenuto della lettera. Vi ricordo che si tratta di un’inserzione a pagamento, come fosse lo spazio di una pubblicità! E non ci risulta che sulla pubblicità venga operata nessuna forma di censura….. Comunque i lavoratori, cercando di venire incontro al giornale, producono una versione ancora più soft della lettera da pubblicare, ma anche quest’ultima viene respinta.

Arriva il 28 Aprile e il fallimento della pubblicazione si combina a quello di altre iniziative. anche la troupe di Ballarò, già presente in una delle sedi romane per un servizio, spegne i riflettori richiamata da più “sonore” dichiarazioni del premier…intorno ai 2200 informatici sembra farsi il deserto della stampa e dei media.

Finalmente l’ostinazione degli irriducibili “teleScomunicati” (come si sono definiti) viene premiata: FORSE (lo scopriremo domani in edicola) grazie al Corriere della Sera il 29 Aprile viene data voce ai 2200 invisibili ma tenaci lavoratori, cittadini di un Paese ancora giusto e democratico….????

Cerchiamo tutti di capire perchè, se la cessione di ramo d’azienda è una pura formalità dii riorganizzazione del gruppo come dice l’azienda, arrivano a censurare uno spazio pubblicitario pagato dai lavoratori ?

il 29 alla fine la lettera è a pg. 34 del Corriere della Sera, facendo i salti mortali.

questo il suo contenuto che secondo alcuni NON DOVEVA ESSERE PUBBICATO:

2200 informatici di Telecom Italia S.p.A.trasferiti in SSC S.r.l. rispondono alla letteradell’A.D. Franco Bernabè del 3 marzo 2010

“Telecom Italia è un patrimonio che appartiene a tutti noi e dobbiamo fare tutto ciò che è nelle nostre facoltà per continuare a salvaguardarne le competenze e per garantirle un futuro prospero”…

Egr. Dott. Franco Bernabè,
come lavoratori e lavoratrici dell’IT di Telecom Italia S.p.A. ci rivolgiamo a Lei con questa lettera aperta per esternarLe l’incredulità, i dubbi ed i timori sul futuro che attende noi, le nostre famiglie e la stessa Telecom Italia S.p.A. Telecom Italia, colosso mondiale delle telecomunicazioni fino ad una decina di anni fa, oggi rischia di implodere nel silenzio dei media attraverso un piano di dismissioni e di frazionamento di settori aziendali che dal 2001 ha dato luogo ad una lunga catena di cessioni di rami d’azienda.

Prendendo spunto dalle note vicende giudiziarie che hanno coinvolto Telecom Sparkle – e verso le quali nessuno di noi ha la benché minima responsabilità – Lei il 3 marzo 2010 ha inviato a tutti i dipendenti un’apprezzabile lettera in cui ribadiva concetti che condividiamo in toto, quali la priorità della tutela degli azionisti e la costruzione della fiducia dei clienti, attraverso il lavoro serio e responsabile dei dipendenti, nel rispetto dei valori etici del Gruppo.

Purtroppo i fatti hanno tradito le intenzioni, poiché già il 4 marzo, ossia il giorno dopo, TI comunicava la decisione di cedere il ramo d’azienda rappresentato dalla Funzione IT Operations a Shared Service Center S.r.l. (SSC), sua controllata al 100%. Il mandato assegnato a SSC è di avviare tutte le iniziative di razionalizzazione dei propri costi industriali, compreso l’efficientamento dell’organico in forza, al fine di conseguire i livelli di competitività necessari.

Annichilire professionalità, esperienze vissute su progetti importanti e relazioni umane, cresciute nella condivisione di obiettivi aziendali comuni, dentro aride espressioni come “efficientamento dell’organico”, suscita in noi un sentimento di rigetto, reso ancor più amaro dalla consapevolezza di non essere la causa delle difficoltà aziendali. Le origini vanno a nostro avviso ricercate nelle decisioni sbagliate prese da chi, nel corso dell’ultimo decennio, si è avvicendato alla guida di TI o che comunque in essa ha rivestito importanti incarichi.

Le prove a supporto della nostra tesi potrebbero essere innumerevoli, ma ci limitiamo a ricordare che:
1) TI ha subito negli ultimi anni Offerte Pubbliche di Acquisto a debito che hanno precluso investimenti e quindi la crescita;
2) TI paga circa 400 milioni di euro l’anno per l’affitto di immobili che prima erano di sua proprietà e poi sono passati – sotto la precedente presidenza – a Pirelli Real Estate (L’Espresso n.10 dell’11/03/2010);
3) Il CDA TI approva congrui aumenti di stipendio per il Top Management (ANSA del 13/04/2010);
4) TI è costretta, a causa della vicenda Sparkle, ad accantonare nei bilanci un fondo rischi da 507 milioni di euro con conseguenti impatti economici.

Aspetti contraddittori si ravvisano pure nella predisposizione dei piani di riorganizzazione e riassetto aziendale, talvolta incoerenti tra loro, susseguitisi nel tempo. Le vicende di IT Operations ne sono un tipico esempio: nel 2003 le S.p.A. del gruppo che realizzavano software, gestivano i Data Center e l’Esercizio dei sistemi – Sodalia, Telesoft, Saritel, Netsiel – vennero inglobate in IT Telecom S.p.A. per realizzare le sinergie, le razionalizzazioni e le ottimizzazioni che un unico polo informatico poteva garantire in attività “core” per l’azienda. Nel 2005 tale comparto era ritenuto talmente vitale che la stessa IT Telecom veniva incorporata in TI.

Oggi, invece, si fanno confluire le circa 2200 persone con alte professionalità e qualifiche tecniche di quella funzione in una S.r.l che nel 2009 ha avuto € 3.541.504,00 di perdita d’esercizio, che ha ricavi totali in declino dal 2007 e che ha in TI, di fatto, l’unica committente. Le nostre perplessità in merito sono molte: quale autosufficienza può avere SSC se la produzione e l’implementazione del software vengono separate dalla progettazione che rimane in TI? Quale consistenza economico/finanziaria può avere una società in cui non
confluiscono neanche gli asset, i server e le licenze che continueranno, invece, a costituire valore per TI? Quali spazi di autonomia restano all’AD di SSC se nel CdA di quest’ultima si trovano alti dirigenti di TI? Cosa succederà se il trend economico di SSC, che ora occupa 598 persone, dovesse protrarsi nell’immediato futuro: TI ne ripianerà il deficit?

Come Lei saprà, nei mesi passati SSC è stata sul punto di essere ceduta; adesso se ne incrementa di quasi quattro volte il personale (salvo poi “efficientarlo”): una logica industriale più congruente non poteva essere quella di incorporare SSC in TI? Ma forse la domanda più pertinente è un’altra: TI ha davvero intenzione di investire sull’IT? I segnali, in proposito, non sono rassicuranti.

I numeri resi pubblici nel corso della presentazione del piano industriale 2010/12 dai protagonisti del settore rimarcano l’intento della semplificazione infrastrutturale per l’abbattimento dei costi – da 800 sistemi a 180, da 12000 server a 2000, da 8 data center a 3 – ma non ci dicono nulla sulle reali intenzioni di innovazione.

Le porgiamo i nostri saluti Dottore, con la speranza che si possa fare chiarezza e superare insieme questo momento di difficoltà: siamo convinti che le ragioni fin qui espresse possano portare a rivedere le decisioni prese sotto un orizzonte più ampio dove, oltre agli interessi economici di parte, sia tenuta nella giusta considerazione la dignità di noi dipendenti.

Siamo fieri di lavorare in Telecom Italia S.p.A. e sappia fin da ora che saremo sempre attenti e determinati nella difesa dei nostri Diritti, del nostro Lavoro e della nostra Azienda, perché, come Lei ha ricordato, “Telecom Italia è un patrimonio che appartiene a tutti noi e dobbiamo fare tutto ciò che è nelle nostre facoltà per continuare a salvaguardarne le competenze e per garantirle un futuro prospero…”

I lavoratori e le lavoratrici dell’IT di Telecom Italia S.p.A Telecom Dead Men Walking

Un sincero ringraziamento va alle tantissime lavoratrici e ai tantissimi lavoratori, colleghi non IT, consulenti esterni, amiche e amici che con il loro sostegno e la loro tangibile solidarietà hanno contribuito a rendere possibile questa iniziativa.

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