Siamo Donne, oltre le Stelle c’è di più

donna 5 stelle alla fine di una festa in un parco

Leggo sul Fatto Quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/08/caso-salsi-a-roma-attiviste-contro-maschilismo-di-grillo-e-del-m5s/407160/ che le donne del Movimento 5 Stelle di Roma ravvisano un problema di maschilismo del Movimento e di Grillo, anche a seguito della sua battuta sul punto G a seguito della povera figura della consigliera Federica Salsi a Ballarò.

Vorrei portare la mia esperienza in merito.

Sono in questo movimento da gennaio 2007. MAI e dico e ripeto MAI qualcuno mi ha impedito di partecipare a qualsiasi attività, soprattutto in dipendenza del fatto che io sia donna.

Dirò di più, quando ero incinta e mi ero messa un pò ai margini per questioni di salute, sono stata cercata più e più volte e pregata di intervenire in vari gruppi di lavoro per portare il mio contributo. Se sono rimasta ai margini, è perchè ho scelto io per un periodo di concentrarmi su me stessa. Non perchè qualcuno ha pensato che il mio stato potesse interferire con il mio apporto al gruppo.

Il giorno del cozza day, l’8 settembre 2011, con un pancione di 5 mesi ed un caldo da incubo, ho partecipato alla giornata compatibilmente con le mie condizioni stando tutto il giorno al gazebo a fare raccolta fondi e dispensare sorrisi, baci, saluti, a fare rete con gli altri 5 stelle arrivati da tutta italia. Nessuno mi ha impedito di farlo, nessuno mi ha chiesto di farlo, l’ho fatto perchè mi sentivo di farlo.

Perchè dico questo?

Perchè noi donne 5 stelle siamo qui al meglio delle nostre possibilità, nel modo in cui scegliamo di esserci. E se riceviamo più o meno considerazione, è perchè siamo valutate come tutti per quello che diciamo e quello che facciamo, senza accampare diritti di sorta in virtù del fatto che siamo donne.

Anche perchè per me essere donna ti da una marcia in più e non mi sento e non mi voglio sentire una categoria protetta.

Vorrei una mano, questo sì, a dare di più al movimento, ma questo dipende dal fatto che in una giornata di 24 ore dove le responsabilità del lavoro, della casa, di un bambino sono preminenti, devo rubare ore al mio sonno per seguire la mia passione politica.

Se gli uomini del nostro movimento hanno più tempo da dedicare, e si possono assumere maggiori responsabilità, forse dipende dal fatto che hanno splendide donne accanto che permettono loro di farlo e non perchè rubano ruoli o spazi a noi donne.

Ma io dico, dopo tutti questi anni stiamo ancora a questi livelli? Si vede che questi commenti ed il documento che ne è seguito vengono da persone appena arrivate che pensano di portare il loro contributo grazie a rendite di posizione e non grazie all’autorevolezza delle loro persone.

Ho visto con simpatia la nascita di un gruppo Donne 5 Stelle nel Movimento romano. Speravo che il loro apporto si riversasse sui tavoli di lavoro come contributi di valore: sui temi dell’occupazione femminile (vedi la mia proposta sulle TAGESMUTTER per agevolare il reinserimento nel mondo del lavoro delle madri che vogliono rimanere con il loro bambino), sulle politiche di sostegno tramite servizi dedicati alle madri etc etc.

Non una sterile ed anacronistica presa di posizione e rivendicazione di rendite di posizione solo per il fatto che siamo donne.

Sapete cosa diceva Charlotte Whitton, una femminista canadese del secolo scorso?

“Le donne devono fare tutto due volte meglio degli uomini per essere considerate brave la metà….. per fortuna non è difficile!”

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33 risposte a “Siamo Donne, oltre le Stelle c’è di più

  1. E’ molto cameratistico come discorso. Non le nego che fa impressione la sua “fede” e ha molti rimandi ad altri discorsi poco piacevoli.

    Forse il suo intento è diverso ma giuro che le sue parole spaventano.

  2. Cara Signora, anche io ho lavorato incinta e mentre allattavo e mentre avevo i figli malati a casa. Il mio lavoro non mi permetteva maternità, allattamento o tempo per me stessa. Non c’è nessun merito in questo. Ho avuto accanto un marito “splendido” forse. Come le donne cui lei fa riferimento. In un paese in cui gli uomini hanno più tempo e le donne meno da dedicare a politica o professione, c’è bisogno di cambiare la mentalità, di farla cambiare a quegli uomini che le donne non le aiutano nè in casa nè con i figli, e di farla cambiare alle donne come lei, che si sente fichissima perchè con un pancione (!) di 5 mesi è stata seduta sotto ad un gazebo per un paio d’ore.C’è bisogno di capire che anche noi abbiamo diritto agli stessi tempi e spazi e SICURAMENTE c’è bisogno di nuove leggi per farlo (es. congedo obbligatorio anche per i papà). COsì dicendo lei solo dà ragione a quegli uomini maschilisti e retrogradi che considerano le donne, e soprattutto le madri, sono degne solo di stare a casa.

  3. …non saprei da dove cominciare, devi impegnarti a imparare l’abc, su cosa sia stato il femminismo e cosa è oggi, buon lavoro

  4. “Se gli uomini del nostro movimento hanno più tempo da dedicare, e si possono assumere maggiori responsabilità, forse dipende dal fatto che hanno splendide donne accanto che permettono loro di farlo”: non splendide, ma cretine che glielo lasciano fare. Cominciamo a dirlo. Bisogna esigere dagli uomini che facciano la loro parte, e chi non lo fa, non è un simpaticone con una donna splendida accanto: è un indecente profittatore.
    PS “perché” con l’accento acuto, apra il dizionario.

    • Qual è la differenza se io faccio politica e mio marito sta con i bambini o se un uomo fa politica e la compagna sta a casa con i figli?

      • La differenza sta nel fatto che si dà per scontato che a casa ci stia la donna con i bambini mentre l’uomo lavora o fa politica; che sia l’uomo a stare a casa con i bambini, mentre la donna lavora o fa politica, è molto meno scontato e meno usuale. E la realtà dei numeri è che gli uomini sono in numero maggiore nei posti apicali rispetto alle donne, perché si pensa che il lavoro di cura di bambini e anziani non competa loro, mentre è abituale attribuirlo alle donne.
        Se si vogliono cambiare le cose, forse è il caso di riflettere su chi debba accollarsi il lavoro di cura; solo le donne, magari aiutate da qualche marito meraviglioso (se sono fortunate) e perché è sempre stato così, oppure entrambi perché è un dovere di entrambi? Le donne non devono lavorare, curare la casa, curare i bambini e curare gli anziani, da sole, togliendo ore al loro sonno per poter seguire la propria passione politica. Anche gli uomini devono fare la loro parte in casa, magari potendo usufruire di reali congedi parentali come in nord Europa.

    • E aggiungerei al P.S.: “un po’”, con l’apostrofo, non con l’accento, e “dà” (dal verbo “dare”), con l’accento, altrimenti è preposizione semplice.

      Fabio

  5. Dà, voce del verbo dare, si scrive con l’accento; po’ si scrive con l’apostrofo e non con l’accento. Il mio commento non ha nulla a che fare con la sostanza del suo post. Il fatto è che i gravi errori ortografici portano istintivamente chi legge a stimare un pochino meno chi scrive; a prescindere da ciò che scrive, gli tolgono un tantino di autorevolezza. In futuro, credo che fare più attenzione alla correttezza ortografica non possa che convenirle.

  6. Lombardi..qui continuiamo con l’ambiguità e in politica non va bene.
    Non ho nulla contro le donne “splendide” di cui parla se sono contente..però ci vorrebbe pure un uomo “splendido” che da’ il tepo alla moglie di fare politica se vuole farla..non crede?

    • e vanno bene i Tagesmutter ma sugli asili nido, i congedi di paternità accanto a quelli di maternità e il welfare in generale nulla da dire?

  7. tralascio di commentare il contenuto, sul quale per altro non sono assolutamente d’accordo. le consiglio invece di imparare a scrivere in italiano, perché il suo blog è un campionario di errori di ogni genere. complimenti!

  8. e sulla posizione delle donne nel mondo islamico, iran in particolare, cosa dice? E’ d’accordo col suo guru che dice che in Iran la donna è al centro della società?

  9. il punto è che la Lombardi descrive una realtà oggettiva della sua come di molte famiglie italiane ma non dice nulla su come incidere su essa attraverso la politica a parte un accenno ai Tagesmutter..insomma cosa pensa Lombardi del fatto che una donna che lavora e ha figli sottragga ore di sonno per fare politica o qualunque altra cosa,..invece che so, di far fare qualcosa (tipo un cambio di pannolino o pulire i pavimenti) a quel tizio che ha sposato e che presumo non sia totalmente inetto..oppure lo è?

    • qua non si tratta di giudicare i modi più o meno tradizionali con cui una coppia gestisce la cura della casa e dei figli e si giostra tra lavoro e famiglia..per me ogni modalità è legittima da quelle ritenute “tradizionali” e diffuse a quelle che non lo sono. La politica non deve giudicare ma deve dare le stesse opportunità quindi richiedo alla lombardi di pronunciarsi sulla conciliazione lavoro-famiglia quindi asili nido (che serve sopratutto se si lavora ma anche una casalinga ha diritto di usufruirne se vuole), part time (che sarebbe bene se chi, uomo o donna, lo sceglie non fosse penalizzato), congedi genitoriali quindi di maternità e paternità e ogni misura che aiuti i genitori che lavorano

  10. cara Roberta, le tue intenzioni sono buone, almeno per chi riesce a leggere tra le righe di qualche dichiarazione incoerente o poco informata, e senza contro-incoerenze e senza la rabbia di chi ha vissuto degenerazioni di quelle situazioni che tu hai la fortuna di vivere serenamente… Ma se durante questi giorni che mancano per entrare in Parlamento studi un po’ meglio le questioni in esame, confido che tu riesca a maturare presto le tue posizioni: perché è oggettivamente immaturo prendere a modello un femminismo che risale a 1 secolo fa e che t’induce ad accettare serenamente il fatto di dover fare 2 volte meglio degli uomini per ottenere metà della loro considerazione. Così come è immaturo confondere la questione della rappresentatività dei generi con le pari opportunità, anzi con l’accesso privo di discriminazioni, e sminuire la prima assimilandola al fenomeno delle donne che ne approfittano per guadagnare “rendite di posizione”; perché di qui a sdoganare il modello sociale di alcuni paesi islamici, dove ci si vanta che le donne lavorano più spesso che in Italia ma velate e segregate, o a negare che il femminicidio sia un omicidio essenzialmente prodotto da fattori “di genere” nonostante la casistica lampante e abbondante, il passo è breve. Coraggio dunque, Roberta, sfrutta almeno il feedback di quanti non reagiscono come belve alla minima tua parola sul fascismo o sul femminismo, per approfondire un po’ meglio le questioni che ti aspettano alla Camera, e capirai che pensare che “essere donna ti dà una marcia in più” è un serbatoio di corollari umilianti anzitutto per te e per le altre donne. Buon lavoro.

  11. Io non voglio fare tutto due volte meglio degli uomini per essere considerata la metà. Io non devo dimostrare proprio niente. Dal 1800 a oggi sono passati un po’ di secoli. Se l’Italia è un paese arretrato e maschilista, si deve anche a chi come lei contribuisce ad alimentare questa mentalità.

  12. Pingback: Di stelle, donne, marce in più e qualche dato | ClarissapuntodClarissapuntod·

  13. cioè I TUOI COLLEGHI di movimento hanno delle splendide donne che permettono loro di lavorare e INVECE TU non hai neanche il tempo per dormire: COMPLIMENTI CONTINUA A FARE LA SERVA ce ne vogliono di donne schiavizzate in casa e fuori che nemmeno si rendono conto di esserlo. Chi se ne frega che siamo così brave da saper lavorare il doppio, la parità è lavorare UGUALE. Ma che siano i padri invece delle madri a portarsi i figli al lavoro o a starsene a casa con loro no? SVEGLIA SIAMO NEL 2013

  14. Non so con chi si sia incontrata Lei, ma con tutta franchezza nelle sue parole, come in quelle di altre donne del Movimento che mi è accaduto di incontrare a Milano, non trovo quasi alcun punto di contatto con quello che chiedono le donne – quelle che hanno una coscienza di sé, per intenderci.
    Ho detto QUASI perché l’accenno alle TagesMutter compare anche nel documento “IL MANIFESTO DEGLI OBIETTIVI IMMEDIATI” elaborato dal Gruppo FB “L’agenda delle donne per l’Italia nazione europea”, già inviato a molte candidate e candidati e ora in distribuzione a elette ed eletti.
    Di conseguenza pur dissentendo da quasi tutte le sue posizioni, che cercano di cogliere ancora il valore di una donna in un RAFFRONTO CON QUELLO CHE GLI UOMINI HANNO DATO A SE STESSI nel corso del millenario patriarcato invece di partire dal VALORE CHE LE DONNE HANNO IN QUANTO DONNE, provo a fare un gesto di dialogo e le indico il link da cui può scaricare il nostro Manifesto.
    Cordialmente, Iole Natoli https://docs.google.com/file/d/0B3tYvI6kY_0vTG1sQTJNODA3dHc/edit?usp=sharing

    • ma pure la Lombardi ha coscienza di sè..il fatto è che dice cose sbagliate, superficiali e ambigue e in politica non è un bene

  15. Una coscienza di sé che nasce come riflesso della coscienza di altri non è mai una vera coscienza di sé… Non è un caso se dice cose superficiali e ambigue: è l’effetto di quell’ambiguità originaria.

    • capisco. Io per carattere sono restio a fare considerazioni sulla coscienza o mancata coscienza di sè altrui

  16. Mi rendo conto, ma vedi, Paolo, tutti i termini se isolati divengono degli assoluti incomprensibili, o che possono venire spesi in un modo e al tempo stesso anche in quello contrario.
    Premetto che la coscienza di sé non è mai statica ma si evolve attraverso le esperienze. E poiché nessuno e nessuna di noi può esser nata in un ambiente scevro da condizionamenti, questa coscienza varierà nel tempo a mano a mano che riusciremo a spogliarcene.
    Se parlo di coscienza di sé “in quanto donna” mi riferisco però a qualcosa di diverso, cioè a una consapevolezza radicale della discriminazione che pesa sulle donne, non dissimile da quella che ha portato storicamente i neri ad acquisire una coscienza di sé IN QUANTO NERI.
    Questa coscienza di sé IN QUANTO DONNA da quel che ho letto in questo post è assente. Non basta citare Charlotte Whitton, per poter dire qualcosa di sensato e soprattutto di adeguato alle donne, perché “quel per fortuna non è difficile” può essere letto in molti modi e poco dice delle difficoltà reali con le quali si scontrano le donne.
    Né basta che si pensi alla conciliazione lavoro famiglia, con TagesMutter o con altre misure, come se il mettere al mondo dei figli fosse il destino segnato per noi tutte, come se non vi fossero problemi di altro tipo, come se non esistesse la violenza, come se non ci fossero gli stupri, come se non vi fossero i femminicidi in aumento su cui i e le 5 Stelle non hanno speso una sola parola.
    E allora sento di dover dire una cosa, a Roberta Lombardi e ai suoi compagni. Non so come finirà col vostro Movimento, se governerete mai o non lo farete, se ci terrete in una sorta di fibrillazione permanente ritenendo che giovi alla salute pubblica o sceglierete di realizzare un programma con altre forze esistenti in Parlamento. C’è una cosa sola che so e che dunque vi dico: se in qualche modo eserciterete un potere dovrete farlo ANCHE CON E PER LE DONNE, che non sono solo un dato numerico di elette ma una forza che dà indicazioni e che chiede leggi adeguate e giustizia. Ci sono diversi provvedimenti a costo zero presenti nel Manifesto che ho citato e che trovate, magari con qualche variante, anche in altri programmi e in altre agende. Perché le donne che si muovono con proposte e richieste precise sono tante e non si può nemmeno essere prese/i sul serio, se si dimostra con lacune vistose che si continua a ritenere possibile attuare una rivoluzione reale del sistema… senza nemmeno aver ascoltato LE DONNE.

    • certamente il tema della “conciliazione” non è il solo..potrei anche aggiungere quello della piena applicazione della legge 194 e l’abuso dell’obiezione di coscienza (perchè vanno sostenute le scelte di chi vuole portare avanti una gravidanza come di chi non vuole). Però credo che la conciliazione lavoro-famiglia sia uno dei temi su cui un movimento come il 5stelle che si propone come il nuovo dovrebbe farsi sentire con forza e questo non significa assolutamente parlare di maternità come destino anzi!..perciò invitavo la Lombardi a dire cosa intende fare per gli asili nido, per i congedi di paternità accanto a quelli di maternità, l’infame pratica delle dimissioni in bianco e tante altre misure..e poi potrei citare pure la legge 40.
      Ad esempio mi dicono che a Parma il sindaco 5stelle Pizzarotti ha aumentato le rette dei nidi comunali (dopo aver promesso che non l’avrebbe fatto)..male molto male..cosa pensa Lombardi di questo?

  17. “questo non significa assolutamente parlare di maternità come destino obbligato anzi!”
    Ecco così spero sia chiaro cosa volevo dire: fare un figlio è una scelta, siccome le madri lavoratrici (e i padri) esistono ed esistono le difficoltà che hanno in Italia volevo solecitare la Lombardi a dire qualcosa di più, Tagesmutter a parte.

  18. Nessuna ti sta dicendo che non devi o non puoi dire ciò che stai dicendo, Paolo! Non era riferita a te la notazione… non so proprio perché te la prendi. Comunque sia, buonanotte.

  19. Gentile on. Lombardi,
    sono una ricercatrice che si occupa di Pari opportunità e in particolare di Politiche di conciliazione. Leggendo il vostro programma e ascoltando le vostre prime dichiarazioni si ha l’impressione che l’attenzione ai temi di genere sia scarsa o nulla. Il vostro approccio è vissuto come se le differenze di genere non contassero: in politica, in economia, in famiglia.Spero che ciò non rispecchi l’amara conclusione di alcune giovani donne che le battaglie di genere appartengono al passato e sono oramai legate al tempo che fu delle nostre madri. Purtroppo ciò si infrange nel momneot in cui nasce il primo figlio (dati rilevano che le donne si mettono in part time) per non parlare della nascita del secondo figlio quando molte addirittura lasciano il mercato del lavoro. L’aver raggiunto il 30% della presenza femminile in Parlamneto è una sifda che va raccolta: questo è il segno di un rinnovamento alimentato dalla legislazione sulle quote rosa e come rileva qualcuno “miracolato dal pesismo porcellum”. Le posos dare un recentisismo riferimento: la demografa sociale Rossella Palomba nel suo libro Sognando parità ha raccolto dati sulla condizione femminile: “È una simulazione – dice Palomba . Ho provato a vedere che succederebbe ai ritmi attuali di crescita. Troppo spesso ci sentiamo dire che il processo è attivato, basta aspettare e la parità arriverà. Sì, ma quando?”. Il fattore tempo è quindi determinante. Sembra poi che uno scherzo del destino si apre uno spiraglio per le donne quando? Quando la situazione è così poco chaira e per nulla certa. “Bisogna cambiare l’approccio alla risoluzione dei problemi. È indispensabile introdurre la prospettiva di genere: per ogni azione politica che si vuole compiere deve essere valutato il diverso impatto che avrebbe sugli uomini e sulle donne. Oggi questo manca e ci danneggia tutte, da chi dirige una grande azienda a chi collabora ai lavori domestici nelle nostre case” questo rileva la nostra collega del CNR. Le ricordo, poi, come certamente saprà che la strategia Europea 2020 mira a sottrarre almeno 20 milioni di persone dalla povertà e dall’esclusione sociale; innalzare al 75% il tasso di occupazione delle donne e degli uomini di età compresa tra 20-64. Per il nostro Paese il tasso è stato fissato al 67%. Dati recenti rilevano che il tasso di occupazione in Italia è pari al 61% ciò implica un lavoro severo e rigoroso al fine di aumentare il tasso di occupazione di sei punti percentuali. Attraverso l’approvazione proprio di politiche di conciliazione e di condivisione dei carichi di cura, si potrà rilanciare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, rafforzare l’uguaglianza di genere e contribuire a rispondere alle sfide demografiche.
    La saluto cordialmente.

  20. Trovo opportuno, per sgombrare il campo da equivoci, riportare per intero quanto abbiamo inserito in data 4 Febbraio nel Manifesto degli Obiettivi Immediati, cui ho accennato in precedenza. Sono TUTTE misure che riguardano il lavoro femminile e le politiche di conciliazione di cui si parla (o meglio: di cui scrivono i commentatori del post ma non la cittadina Roberta Lombardi).
    Riporto dal TITOLO 2:
    “LAVORO E PARI OPPORTUNITÀ
    Il lavoro è uno dei problemi che limitano la realizzazione delle pari opportunità per le donne. Poiché un’equa distribuzione dei compiti della gestione familiare è un obiettivo da raggiungere e non un fatto acquisito, tenuto conto altresì che l’equa distribuzione non risolve tutti i problemi che assillano una coppia, specialmente se esiste una prole, proponiamo qui alcune misure per garantire il lavoro delle donne e migliorare la gestione bilaterale della vita familiare.
    PROVVEDIMENTI INDIVIDUATI
    1 – Istituzione di centri di servizi per la prima infanzia, adeguatamente distribuiti nel territorio;
    2 – introduzione di orari lavorativi flessibili, per genitori che abbiano difficoltà a fruire o non dispongano di qualificati servizi pubblici per l’infanzia da 0 a 3 anni;
    3 – varo di un programma di incentivi per l’apertura di SPAZI PER L’INFANZIA con servizi educativi IN LOCO, da parte delle singole aziende private. Ciò allo scopo di rendere più conciliabili le attività di lavoro dei genitori con quelle di cura della prole, eliminando o riducendo la necessità di spostamenti difficili e nevrotizzanti, che mettono talvolta a dura prova la necessaria serenità delle famiglie;
    4 – incremento di servizi educativi pubblici e qualificati per l’infanzia, gratuiti o a contributo parziale e proporzionato al reddito familiare, anche mediante l’accreditamento di servizi informali che siano analoghi ad iniziative quali quella delle Tagesmutter (mamma di giorno) trentine;
    5 – introduzione di una fiscalizzazione positiva per le assunzioni di donne, sino al raggiungimento di una percentuale non inferiore al 50% degli occupati nelle singole aziende private. Non ci appare equo e opportuno, nella fase storica attuale, che siano operate distinzioni tra donne giovani, di mezza età o anziane, in quanto la scorrettezza del costume sociale corrente ha fin qui indotto forzosamente molte donne a rinunciare al lavoro extradomestico o ad abbandonarlo, per dedicarsi alla cura familiare, gravame di cui non hanno subito la conseguente autoesclusione dal mondo del lavoro anche gli uomini;
    6 – contrasto urgente con adeguate sanzioni di ogni differenziale retributivo a svantaggio delle donne, le quali spesso, a parità di titoli e posizione lavorativa, percepiscono uno stipendio minore dei colleghi uomini. Ed infatti l’esistenza di un differenziale non soltanto si configura come sfruttamento della lavoratrice, ma anche è causa determinante della rinuncia o abbandono di cui si è scritto al punto precedente. Se una donna guadagna (o guadagnerà, per minori avanzamenti di carriera) somme inferiori a quelle del suo compagno, sarà sempre lei a rinunciare al lavoro esterno per l’esercizio di cura. Il bilancio economico della famiglia ne soffrirà di meno: a soffrirne in prima persona di più sarà la donna;
    7 – sanzioni economiche per le aziende che, nel non rinnovare il contratto a termine di una lavoratrice in stato di gravidanza, assumano però altro personale che sia sostitutivo della stessa;
    8 – introduzione per il datore di lavoro l’obbligo di certificare, mediante dichiarazione circostanziata e firmata davanti alla Direzione Territoriale del Lavoro, la non rinnovabilità del contratto alla lavoratrice in stato di gravidanza, per impossibilità economica sopravvenuta o per cessazione dell’utilizzo della figura professionale che la lavoratrice aveva fin lì ricoperto.
    Da ciò discende il divieto di assumere, a scadenza di contratto avvenuta e per la durata di almeno cinque mesi, un dipendente con la stessa figura professionale della lavoratrice in gravidanza non riconfermata.
    Esula dalla clausola descritta il caso della lavoratrice madre, per la quale ogni contratto in scadenza è prorogato sino al compimento di un anno di vita del figlio/a;
    9 – introduzione di incentivi per tutti quei datori di lavoro che prolunghino i contratti in scadenza alle lavoratrici madri per un secondo anno a datare dal parto. A tal fine occorre istituire un Fondo pari a quello per il finanziamento di interventi a favore dell’incremento in termini quantitativi e qualitativi dell’occupazione di giovani e donne, istituito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e affidato all’INPS per l’anno 2012, che per assunzioni a tempo determinato prevedeva 3mila Euro per ogni assunzione con durata NON inferiore a 12 mesi, fino ad un massimo di dieci contratti per ciascun datore di lavoro.
    Tale premio di 3mila euro potrà essere elevato:
    – a 4mila euro, quando la durata del contratto a tempo determinato supera i 18 mesi;
    – a 6mila euro, se la durata del contratto a tempo determinato supera i 24 mesi.
    Il datore di lavoro che stabilizzi la lavoratrice (trasformando il contratto a tempo determinato in uno a tempo indeterminato) potrà avvalersi di un contributo pari a 12mila euro, fino ad un massimo di dieci contratti per ciascun datore di lavoro (Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Gazzetta Ufficiale n. 243 del 17 ottobre 2012, decreto interministeriale del 5 ottobre 2012).
    Infine, le aziende che prolungheranno i contratti a tempo determinato in scadenza alle lavoratrici madri, secondo le modalità qui proposte, potranno avvalersi di un Marchio di qualità di Responsabilità Sociale d’impresa (RSI: tipologia SA 8000) che si completerà con la programmazione di iniziative pubbliche territoriali, volte alla pubblicizzazione del marchio e a dare visibilità alle aziende che lo hanno acquisito, con l’istituzione di un riconoscimento annuale per le aziende che si saranno distinte per l’attenzione alle tematiche sociali e con l’individuazione di incentivi e sistemi di agevolazione per eventuali affidamenti pubblici ad aziende in possesso del marchio di qualità sociale (come da comunicazione del 25 ottobre 2011 n. 681 della Commissione Europea)”. http://agendadonneitalia.blogspot.it/2013/02/titolo-2-misure-di-contrasto-alla.html
    Titoli riservati quasi esclusivamente ai diritti e alle necessità delle Donne ne abbiamo inseriti quattro su otto. Li elenco:
    TITOLO 1 – INTERVENTI LEGISLATIVI PER L’AMBITO FAMILIARE
 

    TITOLO 2 – MISURE DI CONTRASTO ALLA DISCRIMINAZIONE DI GENERE
 

    TITOLO 3 – MODIFICHE ALLA LEGGE SULLA VIOLENZA SESSUALE
 

    TITOLO 4 – ISTITUZIONE DEL REATO DI FEMMINICIDIO
    Quali di questi temi sono stati fatti propri dal Movimento 5 Stelle? 


    Noi li abbiamo trattati in modo esteso, altre in modo più sintetico o si sono soffermate su alcuni punti soltanto. Riformulo di conseguenza la domanda. Quali tra le richieste delle donne hanno trovato spazio e trattamento nei programmi del Movimento 5 Stelle e dunque nei suoi progetti di intervento PER LE DONNE?
    Porgo a Lei e a chi ha commentato i miei saluti e questa volta definitivamente, almeno su questo blog.

  21. Ciao Roberta! Accanto a tanti apprezzamenti sul tuo operato in Parlamento, purtroppo, ho visto anche tante critiche, a mio avviso troppe e spesso gratuitamente cattive e irrispettose della tua dignità. Al contrario, personalmente parlando, posso dirmi contenta che all’interno di un gruppo parlamentare così nutrito di donne semplici provenienti dalla società civile, esistano persone toste e in gamba come te, le quali, nonostante le carezze al vetriolo di giornalisti ingenerosi e commentatori un pò acidelli (inclusi quelli presenti su questa pagina), hanno tirato avanti per la loro strada con determinazione e sicurezza, immaginando non sia stata una passeggiata. Perchè poi, si sa, si fa presto a pontificare dalla platea poco consapevoli di quanto invece sia difficile trovarsi nel mezzo di un palcoscenico politico come neo-fiti quali siete. Le gaffes possono capitare, aiutano a migliorare. Forza M5S, forza Roberta. Un Saluto con stima.

  22. Pingback: Mai così tanti giovani e donne in parlamento. Per cambiare? | Blog di Ginarchia italiana·

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