Il ricatto dell’Enpaia

Ho saputo poco fa che il  sindacato ASIA USB, nella persona di Angelo Fascetti, ha inviato una richiesta al Prefetto di Roma dott. Giuseppe Pecoraro per chiedergli, anche alla luce della nuova e recente normativa, il blocco degli sfratti relativi agli enti previdenziali privatizzati tra  cui ENPAIA per porre fine  ai già  gravosi  comportamenti  posti in  essere  da tali enti.

Mentre aspettiamo il Governo per votare le mozioni  presentate  alla  Camera  dei Deputati  su  iniziativa  di  alcuni  gruppi  parlamentari  tra cui quella del MOVIMENTO  5  STELLE  concernenti iniziative  tese  a  favorire  una  parità  di  trattamento  tra  inquilini  di  enti  pubblici  ed inquilini  di  enti privatizzati, laddove tutti i provvedimenti consideravano  le  numerose disparità  e/o  violazioni  di  legge  nella  gestione  del  patrimonio  di  tali  enti  sia  con riguardo  agli  affitti  che alle dismissioni, l’ENPAIA  tramite un  proprio legale ha ben pensato  di  procedere  al  pignoramento  dei  conti  correnti  di quelle famiglie  che nonostante  tutto  continuano  a  pagare  gli  affitti  da  circa  40  anni,  così  com’è accaduto  ad  un  inquilino  Enpaia  abitante  da  anni  in  Via  Viarisio,  vedovo, monoreddito  e  con  figlio  a  carico,  per  chiedere  il  pagamento  delle  spese  legali liquidate dal Giudice Civile.

Nel  2010/11  l’ENPAIA,  sordo  alle  richieste  degli  inquilini  di  applicare  canoni  più vicini  al  mercato  e più corrispondenti  alle loro esigenze  e  a quelle delle  loro  famiglie,  aveva avviato centinaia  di sfratti  per finita locazione (non per morosità!) che ad oggi stanno rappresentando centinaia di sfratti esecutivi.

Uno sfratto esecutivo prevede già il pagamento delle spese legali per chi lo subisce, che tu faccia opposizione o meno. Questo inquilino ha provato a fare opposizione e il legale di Enpaia ha chiesto ed ottenuto dal Giudice che il pagamento delle spese legali avvenisse ora e subito attraverso il pignoramento del conto corrente bancario, nonostante l’inquilino avesse chiesto la rateizzazione dell’importo non disponendo dell’intera cifra.

E’ legittimo supporre che questa nuova raffinata forma di ricatto serva a costringere molti inquilini che pagano da decine di anni regolarmente il canone (anche oltre la scedenza del contratto) ad accettare un rinnovo del contratto a canoni maggiorati fino al 300%.

Caro inquilino, se rinnovi il contratto alle mie condizioni allora va tutto bene, altrimenti ti sfratto e ti faccio pignorare i tuoi soldi così da toglierti anche quanto necessario per mangiare.

Questi Enti, dimentichi  del fatto  che quel patrimonio  è frutto di denaro pubblico, continuano a creare emergenze sociali anziché tutelarle. Ma noi non lo permetteremo.

ps: Invito chiunque abbia dati sulla gestione finanziaria di Enpaia e sulle sue dismissioni ad inviarmeli per email a lombardi_roberta@camera.it o in busta chiusa a Roberta Lombardi c/o Camera dei Deputati Piazza Montecitorio 00186 Roma

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4 risposte a “Il ricatto dell’Enpaia

  1. Pingback: Il ricatto dell’Enpaia | Selezione 5 Stelle·

  2. Sono esterefatta….quelle case sono del POPOLO e non della CASTA !
    Leggo tutti i giorni di soprusi a danno della povera gente e dopo programmi televisi, web, libri e quant’altro in cui si spendono fiumi di
    parole questi cialtroni se ne fregano e continuano a legiferare senza aver più la fiducia degli italiani !

  3. La porcata è stata fatta con la legge 431/98 varata dal Governo D’Alema, Burlando Bersani che ha liberalizzato i canoni e posto sullo stesso piano piccoli propietari e grandi proprietà. Un conto essere piccoli proprietari di due o tre appartamenti frutto del proprio investimento destinato magari ai figli o nipoti, per cui lo sfratto per finita locazione ha un senso. Un conto sono le grandi proprietà che acquistavano con finalità locativa e lo sfratto per finita locazione avrebbe dovuto non essere ammesso ed esplicitamente escluso, dato che pur sempre destinato alla locazione verso terzi era destinata l’unità abitativa. Quindi, un provvedimento urgente da introdurre per impedire gli sfratti, è di prevedere che per gli Enti, Fondi e comunque grandi proprietà lo sfratto per finita locazione non è ammesso se non per una giusta causa o un motivo giustificato che può essere ad esempio il grave danneggiamento dell’immobile, la violazione grave e recidiva delle norme di convivenza con gli altri inquilini, lo sfratto per morosità [colpevole]. In secondo luogo il provvedimento del governo dovrebbe stabilire che i rinnovi di contratto non possono avvenire con aumenti % che superino un valore determinato dal governo sulla base del combinato disposto di un meccanismo tra tasso di inflazione attesa e andamento del PIL nel triennio, così come ad esempio avviene in Germania. Gli sfratti determinati da morosità derivanti da incrementi superiori a quelle percentuali sono illegittimi e i contratti rionnovati nell’ultimo periodo che superano qurlla deterinata % vanno annullati e i canoni ricondotti ai valori del contratto precedente prima della scadenza, con rimborso all’Inquilino delle somme pagate in più.
    Questo dsi dovrebbe proporre con forza nel decreto, e comunque predisporre emendamenti a quella cosa, chiamato decreto, che uscirà, se uscirà, dal Governo Letta.

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